Palazzo Almerici (Sec . XVIII)

  • Posizione: Via Mazza 97
  • Periodo storico: seconda metà del XVIII secolo
  • Committente: Annibale degli Abbati Olivieri
  • Architetto: Tommaso Bicciagli (ipotesi di attribuzione)
  • Proprietà pubblica: Ente Olivieri
  • Attuale Funzione: sede della Biblioteca  e Museo Archeologico Oliveriano
  • Interventi recenti: Ristrutturazione delle facciate nel 1992
  • Stato di Conservazione: Buono
  • Bibliografia: Brancati A. (a cura di),  Un intervento di restauro. Palazzo Almerici,   secolo XVIII, sede dell’Ateneo pesarese, Pesaro, SAT, 1995

Cenni storici

A lavori conclusi, il  nuovo stabile risultò costituito al pian terreno da numerosi locali, oltre ad una ampia  grotta collocata sotto via Giordani .Palazzo Almerici,  commissionato  da Annibale degli Abbati Olivieri Giordani,  si configurò nella sua forma attuale nella seconda metà del XVIII secolo in seguito alla fusione di vecchi stabili preesistenti nell’area compresa tra le attuali Via Mazza e Via  Zacconi.

Non è possibile individuare con certezza il progettista, anche se i caratteri stilistici inducono a pensare ad un architetto di scuola lazzariniana (forse Tommaso Bicciagli, 1743-post 1804).

Il palazzo divenne in seguito proprietà dei conti Almerici – di cui ha mantenuto il nome – e fu successivamente acquistato, dopo una serie di vicende, dal conte Cesare Mamiani, che vi abitò sino al 1884.

In quell’anno l’amministrazione comunale acquistò il palazzo  per farne la sede della Biblioteca e dei Musei Oliveriani, e per tale scopo  lo cedette a titolo perpetuo ed irrevocabile nel 1885 alla Congregazione Oliveriana, amministratrice della biblioteca e dei musei.

Scalone del palazzo con epigrafi

Dal 31 luglio 1892 la Biblioteca fu collocata al secondo piano del Palazzo ed il museo al primo; i numerosi resti scultorei e le epigrafi vennero  inserite sulle pareti e sui rampanti dello scalone, mentre un’altra serie di reperti  fu sistemata lungo i muri perimetrali dell’ampio cortile.

Successivamente, il terremoto del 1916 prima ed i bombardamenti del 1944 poi, danneggiarono irreparabilmente le strutture portanti del palazzo, al punto tale da costringere ad un forzoso ed improvvisato trasloco degli oggetti più rari e preziosi, purtroppo trascurando la redazione di elenchi ed inventari a causa dell’emergenza.

Il direttore Zicari si occupò di una prima risistemazione dei locali nel 1946 che si concluse nel 1967; il tetto fu restaurato invece negli anni successivi al 1976.

Nel 1992 le due facciate prospicienti le vie Mazza e Zacconi sono state sottoposte ad un completo ed ulteriore intervento di restauro conservativo che ha restituito l’originario decoro all’immagine del palazzo.

Portale Bugnato

Il Palazzo

Al centro della facciata principale (rivolta su Via Mazza) si colloca un grande portale bugnato che immette in un atrio colonnato. Il portale, di epoca secentesca e quasi certamente proveniente da un altro edificio, è realizzato a tutto sesto con conci di pietra ben squadrati e lavorati; i due mascheroni in pietra agli angoli sostengono la grande mensola soprastante. Una serie di finestroni  scandisce con pulizia e regolarità l’intero prospetto.

Dall’atrio si accede ad un cortile interno ricavato nella parte retrostante dello stabile, chiuso su due lati dai locali del palazzo e nella parete prospiciente l’ingresso da un muro di contenimento in mattoni, sormontato da un lungo ballatoio  balaustrato e sostenuto da mensole modanate; la ricca ornamentazione e la successione di nicchie e riquadri conferiscono un forte effetto scenografico allo spazio del cortile.

Cortile Interno

Nel cortile si trovano inoltre esposti alcuni reperti storici appartenenti alla collezione del Museo Oliveriano. Nella nicchia al centro del muro in questione è collocata la statua di Papa Urbano VIII, opera dello scultore romano Lorenzo Ottoni, allievo del Bernini, che la eseguì nel 1684-85 per la piazza Maggiore.

Dall’atrio colonnato, un monumentale scalone balaustrato in marmo a due rampanti conduce al piano nobile e a quello superiore: le pareti, unitamente alla balaustra marmorea, sono anch’esse costellate di numerose epigrafi e resti scultorei di età classica, medioevale e rinascimentale.

Il primo ed il secondo piano, dotati ambedue di  un atrio caposcale e di due porte, sono composti da numerosi e spaziosi saloni intercomunicanti tra loro, quasi tutti dotati di soffitti a padiglione lavorati a stucco bianco.

Scalone balaustrato

Alle pareti e sul soffitto di alcuni locali si susseguono una serie di elementi strutturali e di motivi pittorici di grande interesse, attribuibili al pittore urbinate Carlo Paolucci e raffiguranti le costellazioni dello zodiaco astrologico e le quattro stagioni.

Nelle quattro porte d’Accesso alla Galleria completano il ciclo alcune scene di musica e danza di mano di un collaboratore del Paolucci, e comunque non attribuibili a quest’ultimo.

Nella sala attigua invece, sempre sul soffitto, compare una decorazione in quattro riquadri intervallati da pitture a grottesche che raffigurano le quattro parti del mondo sino allora conosciute: Europa, Asia, Africa e America, impersonate da altrettante figure femminili.

Francobollo dedicato alla Biblioteca Oliveriana

Di recente (anno 2014), in occasione dei 220 anni della  Biblioteca Oliveriana di Pesaro, è stato dedicato alla Biblioteca ed al suo palazzo un annullo filatelico.Di attribuzione incerta, non si esclude che sia un intervento dello stesso Paolucci. Il ciclo pittorico, intriso di simbolismi ed allegorie, ha indotto alcuni critici ad ascriverlo ad una matrice massonica piuttosto che ad un’ispirazione classica.